A proposito di InsularitÓ

L?autonomia sarda deve essere garantita dal Governo nazionale. di Federica Pinna

creata il 2017-12-13 SARDEGNA

Si affaccia sui ‘banchetti’ in Sardegna una proposta referendaria, sulla scia di quella lombardo/veneta, ma il punto cardinale su cui si ferma l’ago calamitato della bussola referendaria è il riconoscimento costituzionale dello status di insularità.

Il nesso tra la proposta referendaria sarda e quella veneto/lombarda che si rifà all'attuale Art. 116, terzo comma, della nostra Carta Rigida, è difficile da rinvenire: il quesito veneto si fondava sulla richiesta di ulteriori forme d'autonomia, quello lombardo richiamava le possibilità consentite dalla Costituzione in termini di maggior autonomia. Il referendum consultivo, non possedendo carattere di necessarietà, è, per definizione stessa ma anche per sua natura, un mero strumento politico di appoggio ad un'iniziativa.

La Sardegna col baluardo dell'insularita', chiede sia modificata la Costituzione per inserire il riconoscimento di un principio come obiettiva situazione locale di svantaggio, indirizzo già espresso dal Parlamento Europeo. È certo che lo Stato debba garantire la continuità territoriale, che l'Isola soffra del tallone d'Achille dei collegamenti aerei, che versi in condizioni di svantaggio e necessitino misure per conferirle uguali possibilità del resto d'Italia, in un quadro di unità nazionale. Ma ricorrendo a modifiche costituzionali il rischio è che la Corte Costituzionale giudichi illegittima la proposta. E’ possibile chiedere allo Stato misure legislative, amministrative e finanziarie volte a compensare svantaggi che l'insularità calamita a sé, ma avanzando una proposta di legge ordinaria si rischia un riconoscimento basculante.

La terra sarda possiede già un'ampia autonomia, dovrebbe essere lo Stato ad erogare fondi e sovvenzioni per garantire la continuità territoriale, al Governo Lombardia e Veneto chiedevano un ampliamento dell’autonomia, per svolgere funzioni di competenza esclusiva dello Stato. In merito alle autonomie regionali, l'azione dello Stato è da tempo imperniata su criteri di massima centralizzazione e riduzione delle autonomie, nonostante l’approvazione nel 2001 di una riforma costituzionale che ampliava il raggio dell'autonomia delle Regioni, ordinarie e speciali.

Il progetto del 2016, poi non approvato per via referendaria, era invece orientato verso la centralizzazione, pur esentando formalmente le Regioni a statuto speciale. Ma se quell'orientamento avesse trovato terreno referendario fertile, avrebbe coinvolto anche le autonomie speciali. La realtà è cambiata dal 1948 ad oggi. Le ragioni storiche specifiche che indussero allora ad istituire le Regioni speciali erano proprio l'insularità, nel caso della Sicilia e della Sardegna e la presenza di minoranze linguistiche nel caso delle Regioni alpine. Per le isole non è venuta meno l'insularità, ma è da chiedersi quale utilizzo dell'autonomia si sia fatto.

Se l'ermeneutica giuridica non è un'opinione, la sentenza n. 496/2000 della Corte costituzionale dichiarava l'inammissibilità di un referendum consultivo regionale che incideva su una iniziativa di legge costituzionale; richiedere l'inserimento dell'insularità in Costituzione è un dato di fatto che andrebbe tradotto in provvedimenti concreti, altrimenti rischia di rivelarsi una zappata sui piedi…

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