I nuovi atti aziendali della sanitÓ sarda

Molte petizioni di principio e pochi contenuti organizzativi. di Ex Grege

creata il 2017-10-09 ECONOMIA

Nelle scorse settimane molto si è discusso in merito ai contenuti dei nuovi atti aziendali dell’ATS e delle aziende ospedaliere con riguardo alla cancellazione o al “ridimensionamento” di questa o quella struttura complessa.
Senza voler sminuire tali discussioni, assolutamente importanti poiché attengono direttamente alla quantità e qualità di servizi che saranno garantiti ai cittadini sardi in un futuro più o meno prossimo  (quanto non è possibile dirlo visto che questa “riforma”, tutt’ora incompiuta - AREUS docet -, tra commissariamenti e nomina dei super manager si trascina ormai da tre anni), credo che si debba fare anche qualche riflessione sui non contenuti di tali atti.
 
Ebbene, pur con una certa generalizzazione che mi si vorrà perdonare, a colpo d’occhio è evidente che tutti gli atti, al di la di una serie di pedisseque parafrasi delle funzioni attribuite per legge alle aziende e alle loro strutture di vertice (direttori, organismi e collegi vari) e alle ormai immancabili locuzioni anglosassoni (mission, vision…) che danno a qualunque provvedimento, fosse pure un ordinanza comunale per la sagra de su sartizzu, un tono molto efficientista, sono carenti nel descrivere, che i professori mi passino l’espressione gergale, “chi fa cosa”.
Questi infatti, presentano una definizione della futura organizzazione ridotta ad una serie di flash di un quadro frammentario. Nella lettura degli atti, volutamente resa ardua per i comuni cittadini non avvezzi all’anglo-burocratese, ci si imbatte spesso in lunghi elenchi di strutture e intricati (ma variopinti) diagrammi a blocchi senza nessun riferimento alle funzioni attribuite alla varie “caselle” che li compongono. 
Ciò, in particolare, si riscontra nell’atto aziendale ATS che pare limitare il “dettagliamento” dell’organizzazione al solo livello dipartimentale (il dipartimento aggrega in se più strutture organizzative e ne coordina la funzioni e risorse), soprattutto per quanto riguarda la c.d. tecnostruttura e le funzioni sul territorio. 
 
Ma anche le aziende ospedaliere non son da meno. Per esempio l’atto dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Cagliari a volte elenca le funzioni che saranno attribuite a certe strutture (come quelle dei dipartimenti del “Governo Aziendale” e “Amministrativo e Tecnico”) ma poi non permette di capire quale sia la differenza di compiti assistenziali tra “pronto soccorso e OBI” e “Medicina d’urgenza” (quest’ultima addirittura solo menzionata) nell’ambito del Dipartimento dell’emergenza.
Tutto ciò, nel mio piccolo dato che non sono un Leo Messi, mi pare intanto in contrasto con la legge dello Stato e della Regione.
Il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 stabilisce che gli atti aziendali devono disciplinare l’organizzazione e il funzionamento delle aziende stesse, nonché l'attribuzione dei compiti al vertice aziendale (direttore amministrativo, direttore sanitario), ai direttori di presidio, di distretto, di dipartimento e ai dirigenti responsabili di struttura. Per i dirigenti di strutture complesse, che rappresentano il “vertice” della gestione sotto la direzione dell’azienda, in particolare l’atto deve anche definire l’affidamento degli atti di gestione che impegnano l'azienda verso l'esterno (ad esempio gli atti relativi ai rapporti con i fornitori, gli atti concorsuali, ecc.).
Anche la legge regionale n. 10 del 28 luglio 2006, di riforma del SSR e a sua volta riformata con la legge del 2016 da cui è nata proprio l’ATS, prevede che gli atti aziendali individuino le strutture operative dotate di autonomia (in sostanza le strutture complesse di cui si è detto) e “le competenze dei relativi responsabili”.
 
In altre parole le “funzioni” delle aziende sanitarie (la mission!) sono definite dalla legge statale e regionale, mentre gli atti aziendali dovrebbero definirne l’attribuzione e l’organizzazione nell’ambito delle strutture dotate di autonomia gestionale. Dunque la “disciplina dell’attribuzione dei compiti” alle varie figure che compongono l’ossatura portante dell’azienda sanitaria comprende, sia le modalità con cui tali compiti sono attribuiti (tramite gli incarichi dirigenziali), sia la loro effettiva individuazione e “distribuzione”. 
Ora, tali “compiti” e “competenze”, secondo la teoria dell’organizzazione, sono normalmente definiti  in maniera organica e completa con quello che viene tecnicamente definito il “funzionigramma” aziendale. Tecnicamente è uno strumento che sistematizza e descrive lo svolgimento delle attribuzioni e che individua, perlomeno per ogni macroarticolazione aziendale, le funzioni di competenza. Tradotto in italiano è la rappresentazione del “chi fa cosa” di cui si è detto all’inizio. 
Come detto, negli atti aziendali recentemente deliberati dalle aziende della Sardegna non vi è alcuna traccia di una simile rappresentazione organica.
Viene quindi da domandarsi, al di la dei possibili profili di illegittimità degli atti, quali siano le regioni di una simile svista da parte dei manager della Sardegna e dei professori che si accingono ad approvare gli atti. 
 
Ebbene, lo scopo è chiaramente quello di sottrarre ad una serie di filtri e confronti politici e civici i reali contenuti dell’organizzazione aziendale. Tali filtri, lo ricordiamo, sono rappresentati dal necessario confronto con la Conferenza permanente Regione-enti locali e con le consulte di cittadinanza regionale e locali, nonché dal vaglio della Giunta regionale in relazione alla coerenza rispetto agli atti di indirizzo politico. 
Anche la mancata disciplina all’interno degli atti delle competenze, che ho menzionato poco fa,  dei direttori di struttura complessa per gli atti che impegneranno all’amministrazione verso l’esterno è altrettanto grave. Infatti, tali competenze se ben definite e “dosate” sono l’antidoto per le ingerenze della politica nella gestione, male ben noto alla sanità sarda.
 
In conclusione, vi è il rischio che l’effettiva organizzazione e gestione delle aziende, e dei relativi servizi, sia rimessa alla completa autoreferenzialità dei manager, senza possibilità di confronto per la politica locale e i cittadini e nel silenzio della politica regionale che, in maniera complice, ha abdicato al suo ruolo a favore dei primi, ma anche senza una reale autonomia di gestione da parte della dirigenza tecnica e sanitaria.
Inoltre la creazione di una serie di “scatole vuote” consente di riempirle all’abbisogna con i contenuti più fantasiosi e svariati, magari allo scopo di affidarne la direzione a qualche super-pagato esperto continentale (o nostrano) dotato di curriculum altrettanto fantasioso e vario.
 

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